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Dalle origini ai giorni nostri

La medicina ha origini molto antiche. La cura del corpo umano si è praticamente sviluppata con l’uomo stesso. Si è sviluppata seguendo da un lato il filone terapeutico, cioè la guarigione delle malattie attraverso la ricerca del farmaco, dall’altro quello più tipicamente medico, cioè la creazione di una scienza che approfondisse il corpo umano e i suoi meccanismi di funzionamento. Le due attività si sono naturalmente sempre integrate, una a supporto dell’altra.

Agli albori, man mano che la società umana si strutturava, come ad esempio nelle tribù, si affermò una progressiva divisione dei ruoli, e individui con appropriate caratteristiche si assunsero il compito di provvedere al mantenimento del tenore sanitario della comunità. Nelle forme primitive c’era sempre una vicinanza, e spesso una commistione, fra le attività medicali e quelle religiose. In Grecia, in Egitto, in Mesopotamia, tra gli ebrei, si sviluppa una medicina sapienziale, esorcistica rispetto al male, esercitata da sacerdoti, in cui la terapia è la penitenza e l’origine della malattia è divina. Accanto a questa medicina sapienziale cresce anche una medicina artigianale, esercitata da sapienti capaci di utilizzare le risorse proprie della natura (erbe e piante) per alleviare dolori e sofferenze. Questo tipo di medicina progredì nel tempo, sia con la continua scoperta del potere farmacologico di determinate sostanze naturali, soprattutto vegetali, sia con il perfezionamento delle tecniche “chirurgiche”.

Fra magia e soprannaturale

Agli albori, comunque, tutta la medicina popolare è comunque influenzata da un forte senso magico, anche quando la cura con medicamenti e interventi chirurgici assume un carattere specifico: stregoni, guaritori, adottano formule magico-suggestive con la finalità di ristabilire l’armonia. Basti pensare alll’imposizione delle mani, quale rimedio al male, seguito in epoca romana e primo medioevo e, fra l’altro, ancora diffuso presso alcune religioni.
Il patrimonio di conoscenze empiriche su base scientifica è alla base del progresso della medicina in epoca classica quando si giunge a una prima codificazione delle malattie e dei rimedi: un patrimonio che si arricchisce nei secoli, grazie all’esperienza medica che consente di accumulare un patrimonio di conoscenze, sempre su base sperimentale, che assume via via le caratteristiche di una vera e propria scienza. Contestuale a questo processo si ha la formazione di una categoria di medici: assistiamo a questo processo nell’antica Grecia, a Roma, in Cina, civiltà nell’ambito delle quali la medicina assume un aspetto rigorosamente scientifico; ma non ovunque: in Egitto e nell’area andina la medicina resta sotto il controllo dei sacerdoti e prevale il soprannaturale sia nella valutazione delle cause, sia nelle diagnosi, sia nell’indirizzo terapeutico.

Ippocrate e la svolta

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La svolta si ebbe con Ippocrate, Galeno e gli epigoni. Padre della medicina, non solo greca ma di molte epoche successive, è Ippocrate, al quale sono stati attribuiti i preziosi testi della prima elaborazione scientifica della medicina ellenica. Ippocrate descrive tutti i segni delle malattie con il loro preciso decorso; compito del medico è pronosticarne l’esito e favorire la forza medicatrice della natura con dieta opportuna e blandi rimedi, ricorrendo all’intervento chirurgico solo in casi estremi.
Secondo la sua scuola, l’organismo tende a risolvere spontaneamente la malattia, dovuta all’eccesso di uno dei quattro umori che costituiscono l’organismo stesso. Nella civiltà romana la medicina ebbe per lungo tempo scarsa considerazione, fatta eccezione per alcune aree sociali e per un generale riconoscimento della funzione sociale, per cui i Romani ebbero sempre particolare cura del corpo, dell’igiene pubblica e anche dell’assistenza sanitaria, specialmente nell’esercito. Varie scuole di pensiero si sono sovrapposte e susseguite, ognuna delle quali adduceva ad una propria visione eziologica: causa principale delle malattie poteva essere lo squilibrio delle opposte qualità di caldo e freddo, umido e secco, piuttosto che il rimescolamento di altri equilibri naturali. Le istituzioni monastiche conservarono solo alcuni dei testi medici antichi, molti invece vennero conservati in Persia.

La tradizione di Ippocrate si differenziò in diverse scuole che enfatizzavano talune la componente razionale, basata anche sui primi studi anatomici e fisiologici, altre quella empirica, attenta ai segni clinici e al loro significato prognostico. Dottrine ed esperienze trovarono un’elaborazione nell’opera di Galeno, un medico romano che pur utilizzando modelli anatomici e fisiologici spesso errati concepì un sistema in cui localizzò i quattro umori classici (sangue, flegma, bile gialla e bile nera) a livello di altrettanti organi (cuore, cervello, milza e fegato), e associò la prevalenza dei diversi umori ad altrettanti temperamenti (sanguigno, flemmatico, melanconico e collerico). La malattia per Galeno era una lesione a livello della funzione caratteristica di una delle quattro strutture anatomiche e i rimedi erano quelli tradizionali delle regole igienico-alimentari: l’evacuazione degli umori in eccesso mediante salassi e purghe o l’uso di rimedi empirici vegetali o minerali. La dottrina medica di Galeno fu tramandata soprattutto in oriente con con l’impero bizantino e nelle culture giudaico-islamica. Poi nel Medioevo venne trasformata, nell’ambito della tradizione cristiana, in un insieme di dogmi indiscutibili e il trattamento dei malati divenne un esercizio di carità e di pietà. Infatti attorno al nono secolo sorgono, accanto a diversi monasteri benedettini d’Europa (Chartres, Canterbury ecc.) i primi nuclei di tipo ospedaliero.

La medicina cinese

Una nota specifica merita la medicina tradizionale cinese: un modo fondamentalmente taoista di intendere la medicina ed il corpo umano, che si regge su un equilibrio frutto di due forze primordiali il Yin (la terra, il freddo, il femminile) e lo Yang (il calore, il caldo, il maschile), capaci di modificare i cinque elementi di cui è composto l’universo: acqua, terra, fuoco, legno e metallo. Questa concezione cosmologica determina un modello di malattia basato sulla rottura dell’equilibrio e – di conseguenza – il trattamento della malattia consiste nel recupero di questo equilibrio fondamentale. La medicina cinese sviluppò una disciplina a cavallo tra la medicina e chirurgia chiamata agopuntura secondo la quale l’applicazione di aghi su alcuni dei 365 punti di inserzione (fino ai 600, secondo le scuole), restituiva l’equilibrio perso tra lo Yin e lo Yang. Curioso il fatto che la medicina cinese restò ancorata a questa visione cosmologica e filosofica, senza raggiungere il livello di “scienza tecnica”, nonostante la sua lunga tradizione e il suo bagaglio di conoscenze.

La medicina sperimentale

Nel periodo compreso fra il 1.200 e il 1.400 nacquero in Europa le prime università dove si sviluppò la pratica chirurgica come azione di cura dei feriti nelle campagne di guerra; una pratica che fece subito i conti (nello stesso periodo) con le grandi epidemie, a partire dall’arrivo in Europa della peste nera nel 1348. Umanesimo e Rinascimento segnarono una svolta ulteriore, perché gli uomini di scienza ripresero a dissezionare i cadaveri per meglio comprendere le dinamiche e la fisiologia del corpo umano, rinnovando completamente le conoscenze anatomiche. “La rivoluzione scientifica del Seicento influenzò la medicina in due modi diversi – spiegano gli storici – Da un lato stimolò l’uso del metodo sperimentale e della misurazione nello studio del funzionamento dei sistemi fisiologici, da cui scaturirono la scoperta della circolazione sanguigna da parte di W. Harvey nella prima metà del Seicento, e poi, nel Settecento, la dimostrazione del meccanismo della respirazione da parte di A. Lavoisier, la descrizione della digestione gastrica da parte di R. Réamur e della funzione riproduttiva da parte di L. Spallanzani, fino alla scoperta dell’elettricità animale con Luigi Galvani e Alessandro Volta. D’altro canto si innescò anche un conflitto filosofico e metodologico tra gli approcci meccanicistici e razionalisti allo studio della fisiologia e quindi anche all’origine delle malattie e quelli spiritualisti e vitalisti. I primi riconducevano la vita a fenomeni cinetici e dinamici determinati da materia e forze, i secondi attribuivano le manifestazioni della vita o a un controllo diretto dell’anima sul corpo, o a qualche ipotetico principio deputato a mediare tra anima e materia”. La nascita e la diffusione del microscopio consentirono un’osservazione più ravvicinata delle strutture anatomiche e che portò allo sviluppo dell’istologia e alla localizzazione delle lesioni, confrontandole con le manifestazioni cliniche della malattia. Dalla combinazione dell’esperienza clinica e anatomica derivò lo sviluppo di metodi obiettivi per l’esame del malato.

L’Ottocento

In questop periodo la medicina si è progressivamente dotata di strumenti e metodi per migliorare l’esame clinico: già dalla fine del secolo si svilupparono le tecniche radiologiche e si utilizzò sistematicamente l’indagine microscopica scoprendo che organi e tessuti sono costituiti da cellule, e ciò permise di fondare l’istologia patologica moderna; si adottarono diversi parametri per i segni clinici (pressione sanguigna, temperatura, tracciati elettrici) e si avvio la valutazione clinica della terapia al fine di verificarne l’utilità sulla base dell’osservazione e delle statistiche di guarigione. Tuttavia solo dopo la seconda guerra mondiale fu possibile attribuire a procedure cliniche standardizzate un ruolo centrale nella costruzione dei protocolli di intervento e delle decisioni mediche.

L’epoca moderna e le ricerche microbiologiche

In questa epoca le malattie erano prevalentemente di natura infettiva. Agli inizi dell’Ottocento e poi successivamente i clinici ipotizzarono un’eziologia specifica di alcune malattie: ossia di essere prodotte da microrganismi che si trasmettono per contagio. Ipotesi confermate dalle ricerche di Pasteur e Koch, che ebbero immediate ricadute in ambito igienico-sanitario, portando all’introduzione di pratiche volte a prevenire la contaminazione. Le ricerche microbiologiche hanno così influenzato in modo decisivo la medicina, stimolando la nascita di nuovi ambiti di ricerca con importanti implicazioni pratiche, come l’immunologia e la chimica farmaceutica. E mentre la ricerca biologica metteva in luce i meccanismi più elementari dello sviluppo patologico, l’osservazione clinica diventava la base per indagare i meccanismi fisiologici di malattie ereditarie, generative e croniche. La trasformazione scientifica della medicina nell’ultimo secolo ha portato all’applicazione costante delle tecnologie all’indagine diagnostica con il potenziamento degli esami fisico-chimici o biologici di laboratorio e, negli ultimi decenni, con la diffusione delle diagnosi molecolari. Nasce così la medicina moderna, fondata sulla sperimentazione di laboratorio e sulla sperimentazione clinica, che hanno sviluppato sostanze dotate di attività farmacologica e la conseguente produzione di farmaci moderni: antinfiammatori, antibiotici, chemioterapici e così via).