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Il super-anziano alle Giornate cardiologiche

SAINT VINCENT (AOSTA) – Il felice allungamento della vita ha portato a una categoria nuova e forse non così conosciuta, il ‘super-anziano’: sono i milioni di pazienti della quarta età che hanno superato gli 80 anni e a volte raggiunto e passato i 90. Presentano una cosiddetta comorbidità, cioè la presenza di più patologie che possono creare non pochi problemi per l’interazione fra farmaci e terapie diversi. Ma, può apparire sorprendente, vi sono ancora spazi di prevenzione oltre alla necessità di cure altamente specializzate e l’utilizzo di dispositivi portatili per poter intervenire tempestivamente. Sono stati questi i temi al centro del settimo congresso ‘Le giornate cardiologiche’, una tre giorni intitolata ‘Salute e Sanità: due storie completamente differenti’, organizzata dalla Fondazione Iseni di Malpensa a Saint Vincent a cui hanno preso parte circa 300 specialisti. E si sono analizzate le strategie migliori dal punto di vista sanitario e medico con l’idea di “avere al centro la persona e la sua sofferenza”. “Grazie alle cure che noi riusciamo ad applicare come cardiologi anche in urgenza alla popolazione più giovane riusciamo a fare sopravvivere all’infarto miocardico che una volta purtroppo era una delle principali cause di morte – ha sottolineato Andrea Macchi, direttore scientifico del Centro Cuore Milano-Malpensa -. Perciò si riesce ad arrivare alla terza o alla quarta età: parliamo di pazienti che quando arrivano agli 80 anni hanno una vita media di 8 anni. E’ una piramide rovesciata con meno nascite e un invecchiamento continuo. Vuol dire ammalarsi di più, essere più fragili ma che anche pratiche utili nei primi 40 anni si trasformano in usura nei secondi, pensiamo all’artrosi dovuta magari a una eccessiva attività sportiva”. “Per mantenere la sopravvivenza ci vuole tutta la componente di prevenzione – ha aggiunto – che tra l’altro è sempre economicamente più valida: le parole d’ordine sono attrezzature ed alte tecnologie che consentano diagnosi precoci, cioè conoscere le minime alterazioni su cui si può ancora agire. Una piccola placca vascolare che non è stenosante si può curare con i farmaci”. “In un documento condiviso vogliamo fare emergere questa problematica – ha spiegato Fabrizio Iseni, presidente della Fondazione omonima – al centro c’è un 80enne, domani un 90enne, che dovrà essere curato con attenzione e celerità. Il paziente dovrà essere spesso curato a casa propria grazie alla telemedicina. Non è una questione di carenza nelle linee guida pubbliche: ci siamo trovati di fronte a un fatto importante. L’uomo per fortuna grazie ai medici non muore più a 70 anni ma a 90. E per cui bisogna attuare un nuovo programma e delle nuove linee guida”. Durante il congresso sono state tratteggiate le nuove frontiere della medicina in cardiologia: fra queste i farmaci anticoaugulanti di nuova generazione grazie ai quali con dosi minime si ottengono risultati terapeutici superiori e i moderni defribillatori sottocutanei la cui applicazione sul malato non richiede interventi chirurgici invasivi.

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