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Il pianto dei bambini? E’ un linguaggio

Fame, paura, dolore o semplicemente voglia di coccole. Nei primi mesi di vita c’è un solo modo per esprimere questi sentimenti e questi bisogni: piangere. Ma è possibile riconoscere il pianto dei propri bambini? Capire cosa vogliono? Sì, è possibile. Bisogna imparare a distinguere un tipo di pianto da un altro e quindi a decodificare il messaggio in maniera corretta. Da quanto e come un bimbo o una bimba piangono, inoltre, si possono rilevare sintomi dei disturbi dello spettro autistico e quindi intervenire in modo precoce. Il pianto infantile è oggetto di studi da numerosi decenni. Soprattutto negli ultimi anni gli esperti sono riusciti a “mappare” le diverse tipologie di pianto per meglio comprendere le necessità espresse. Il pianto, insieme al sorriso, è il primo modo di comunicare e quindi è importante tenere in considerazione il forte impatto che esso ha sulla vita dei neo-genitori e, al contrario, come riuscire ad interagire con i propri figli per mitigare i sentimenti e i bisogni che producono pianto, enfatizzando quelle situazioni che invece producono sorrisi. Su questi temi si sono confrontati a luglio, in Trentino, gli specialisti, nell’ambito del convegno dal titolo “Neurobiology of Infant Crying: Integrating genes, brain, behavior, and environment”. Fra le indicazioni che sono emerse, c’è innanzitutto quella di cogliere gli stati fisiologici che inducono al pianto, come ad esempio le coliche infantili, mettendo in atto tutte le misure per prevenirli. In secondo luogo è emersa l’importanza di una adeguata alimentazione del neonato: nei decenni si sono succedute varie teorie su tempi e alimenti da somministrare, e su questo tema i pediatri sapranno dare indicazioni preziose ai genitori. Ma, soprattutto, è emersa la necessità che ogni mamma sviluppi con pazienza la propria attenzione nei confronti del bimbo, osservandolo e analizzando la natura del pianto: è indispensabile infatti associare il lamento del bambino con la possibile causa, e per farlo bisogna appunto osservarlo e prestargli la massima attenzione.

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