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Quando il cardiologo ha a cuore il suo paziente

La storia di Vincenzo Vitale, che dopo due arresti cardiaci è stato riportato in vita. E dieci giorni dopo un delicatissimo intervento chirurgico al cuore è già in sella alla bici per il recupero totale. Ma con il cardiologo accanto

“Sono morto e sono stato riportato in vita. Era il 13 giugno e stavo facendo una gara podistica vicino a Monza. Correre e andare in bici sono le mie passioni. All’improvviso, mentre correvo, mi sono sentito stanco, come se l’energia mi abbandonasse. Mi sono fermato e mi sono seduto su una panchina. Poi sono sprofondato nel buio. Quando ho riaperto gli occhi ero in ambulanza, un medico e un infermiere mi avevano appena defibrillato per la seconda volta, resuscitandomi. Sono stato portato all’ospedale San Gerardo di Monza dove dopo alcuni giorni mi hanno operato al cuore, un intervento coordinato dal mio cardiologo, il dottor Andrea Macchi, e mi hanno inserito un defibrillatore interno”. Vincenzo Vitale, 44 anni, di Merate, racconta la storia della sua morte e resurrezione mentre percorre 30 km in bicicletta sulle strade del Varesotto con accanto (sempre in bici) il suo cardiologo Andrea Macchi. Vitale sta sviluppando un programma innovativo di recupero cardiologico presso gli Istituti di Ricovero e Cura Gruppo Iseni di Lonate Pozzolo, diretti appunto da Andrea Macchi.

Vincenzo Vitale scherza con i monitor dei parametri del cuore

Una storia incredibile, che è ancor più incredibile se si pensa alle modalità di recupero del giovane paziente cardiopatico: “Lo sport è vita – dice con convinzione Vitale – e il mio recupero passa attraverso lo sport”. Ma con un accorgimento che è anche una novità in campo scientifico, ovvero con la presenza fissa del cardiologo che lo segue pedalata dopo pedalata, fino a quando il cuore non avrà confermato il pieno recupero della normale funzionalità. Una presenza che indubbiamente dà sicurezza e che – di fatto – è sicurezza. Perché sebbene i modernissimi defibrillatori cardiaci inseriti nei pazienti assicurino il funzionamento del muscolo cardiaco, la presenza del cardiologo nell’attività sportiva finalizzata al recupero, è un vantaggio considerevole.

“Ci sono 3 cose che questa incredibile esperienza mi ha lasciato. La prima, che mi hanno confermato tutti i medici, è che lo sport che ho sempre praticato mi ha salvato, in quanto negli anni mi ha regalato le condizioni fisiche che mi hanno permesso di ritornare indietro dalla linea che separa la vita dalla morte” dice Vitale: “Lo sport è vita e dopo quello che ho vissuto ne sono sempre più convinto”. La seconda cosa è l’assoluta utilità dei defibrillatori e dei mezzi della croce rossa nelle aree ove si pratica sport. “Mi hanno detto che appena mi sono seduto su quella panchina sono andato in arresto cardiaco – spiega– gli altri concorrenti hanno subito chiamato l’ambulanza che seguiva la gara, munita di defibrillatore. Il mio cuore si è fermato per un paio di minuti e ha ricominciato a battere dopo che mi hanno defibrillato la prima volta. Ma durante la corsa in ospedale, mi dicono che ha smesso nuovamente di battere ed è stato necessario riportarmi in vita una seconda volta. A quel punto si è stabilizzato e ha ripreso a battere regolarmente. I defibrillatori sono essenziali ed è fondamentale che siano presenti ovunque si fa sport”.

Ma c’è un terzo aspetto che Vincenzo Vitale vuole mettere in evidenza: si tratta del recupero. “Molte persone, dopo una grave crisi cardiaca, smettono di fare qualsiasi cosa. No, non va bene. Rivolgo loro un appello affinché continuino a fare attività fisica, con la dovuta moderazione e sotto controllo medico. Ma lo sport aiuta molto e io ne sono la prova vivente. Lo sport è un valore che voglio testimoniare: lo sport non è solo quello dei campioni, ma quello di tutti noi, di tutti i giorni, un’autentica cura per il nostro corpo. Grazie allo sport sto tornado ad una vita normale, assolutamente normale: correre, andare in bici, magari con il tuo medico di fiducia accanto, almeno all’inizio”.

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