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Al convegno europeo di cardiologia con Papa Francesco

Il Presidente della Fondazione, Fabrizio Iseni, e il Direttore Generale degli Istituti di ricovero e cura Gruppo Iseni Sanità, dottor Andrea Macchi, specialista in cardiologia, hanno partecipato al Congresso della Società europea di Cardiologia, uno degli eventi più importanti in campo medico, che si è svolto alla Fiera di Roma nei giorni scorsi, e che si è concluso con la visita di Papa Francesco. Il Pontefice, nella visita odierna, ha evidenziato di fronte ad una platea di 35mila cardiologi, tutto il suo apprezzamento per questo ramo della medicina: “Chiedo al Signore – ha detto Papa Francesco, mentre accoglieva come dono uno stetoscopio – di benedire la ricerca e la cura medica in modo che a tutti possa giungere il sollievo dal dolore, una maggiore qualità della vita e un accresciuto senso di speranza”. “Parole che ci esortano a proseguire con sempre maggiore determinazione nel percorso che la Fondazione sta portando avanti da anni” ha commento Fabrizio Iseni, la cui Fondazione sta sostenendo – fra gli altri – progetti all’avanguardia in campo medico, realizzati presso gli Istituti diretti dal dottor Macchi. Fra questi il “centro cuore”, una unità medica di altissimo standing che utilizza (prima in Italia e in Europa) software di ultima generazione della Fuji per gli esami al cuore in 3D. Esami che, grazie all’elevatissima risoluzione in formato tridimensionale, consentono al medico di individuare anche le più piccole anomalie dell’apparato cardiocircolatorio. “E a fine settembre ci sarà la settimana della prevenzione del tumore al polmone – ha aggiunto Andrea Macchi – patologia che è la prima causa di morte e che può essere combattuta solo con una efficace prevenzione, che deve essere effettuata con modernissime tac multistrato come l’Hitachi di cui disponiamo in clinica”. Screening gratuito, grazie alla Fondazione che coprirà gli oneri economici.

Ma torniamo al Congresso europeo di cardiologia: i 35 mila specialisti, provenienti da 140 paesi, hanno presentato le ultime ricerche per la cura e per la prevenzione delle malattie cardiovascolari. Sedentarietà e fumo restano i nemici peggiori. Ma sono emerse nuove indicazioni sul colesterolo, sulla necessità di movimento, sulla dieta mediterranea e sull’utilizzo della vitamina D: ricette per difendere il cuore dalle numerose patologie che lo insidiano, che la Fondazione ha anticipato negli articoli pubblicati nei presi precedenti.

Il primo dato che emerge è positivo: viviamo più a lungo e oltre 16mila italiani hanno superato i 100 anni di vita, numero più che raddoppiato negli ultimi 10 anni. Il merito è anche della dieta mediterranea, ma ci sono alcune cattive abitudini che mettono a rischio il nostro cuore: la sedentarietà, che rappresenta la quarta causa di mortalità e disabilità in Occidente, e il fumo che è la causa principale di infarto e di malattie coronariche in uomini e donne e si associa al 30% delle morti causate da malattie coronariche. La pigrizia dunque fa male al cuore. Sono 5 milioni le persone che ogni anno nel mondo occidentale vengono uccise dalla cosiddetta sindrome del ‘divano killer’. Lo sport, purtroppo, per gli Italiani è qualcosa da guardare in tv. Secondo i dati 2011-2014 solo il 33% della popolazione tra i 18 e i 69 anni può essere considerato realmente ‘attivo’, il 36% svolge qualche attività nel tempo libero senza però raggiungere i livelli raccomandati e il 31% è completamente sedentario. E’ dunque giunto il momento di cambiare il proprio stile di vita, dicono i cardiologi.
Nuovi limiti nella misurazione del colesterolo: il valore di colesterolo ‘cattivo’ (ldl) non dovrebbe superare quota 100 anche nei soggetti non a rischio. Le nuove linee guida sanciscono che avere un target di colesterolo entro 70-100 è fondamentale, non ci sono più controversie su questo punto e tutti i cardiologi sono d’accordo. Fino ad ora le indicazioni variavano a seconda del rischio personale legato alla familiarità, alle malattie cardiache e allo stato di salute. Il colesterolo cosiddetto cattivo non doveva comunque mai superare i 190. In pratica la soglia è stata quasi dimezzata.
Nonostante il consumo di tabacco sia la prima causa di morte eliminabile, attualmente nel mondo ci sono oltre un miliardo di fumatori. Nel 2011 il fumo è stato direttamente responsabile nel mondo della morte di 6 milioni di persone, di cui ben 600.000 all’anno per esposizione a fumo passivo. Smettendo di fumare il rischio si riduce dopo solo un anno di astinenza. Dopo 20 anni diventa simile, ma sempre un po’ superiore a quello di chi non ha mai fumato. Continuare a fumare dopo un evento vascolare acuto aumenta notevolmente le possibilità di recidiva. Eppure i fumatori colpiti da un evento cardiovascolare acuto ricominciano a fumare nel giro di qualche mese. L’abitudine al fumo ha tra i suoi effetti nocivi l’aumento della rigidità dell’aorta che rappresenta un importante predittore del rischio cardiovascolare di mortalità per tutte le cause. La sigaretta elettronica può aiutare il cuore? Una risposta viene oggi dai ricercatori dell’Hippokration General Hospital di Atene che hanno valutato l’effetto del fumo elettronico e di quello tradizionale sullo stato di salute dell’aorta. L’analisi dimostra che entrambi i tipi di fumo determinano un incremento dei valori sistolici e diastolici della pressione sanguigna, e le differenze non sono significative tra uno e l’altro. La sigaretta elettronica non risolve quindi il problema e non va considerata come strumento alternativo al tabacco, bensì come passaggio verso l’abbandono della nicotina.

Il cuore si tutela anche a tavola, ovviamente, come abbiamo ribadito nei nostri precedenti articoli. Le verdure influiscono positivamente per il 26%, il pesce fornisce un beneficio del 23%, frutta e noci contribuiscono per il 13,4% e un elevato apporto di acidi grassi monoinsaturi e saturi per il 12,9%. I cardiologi hanno evidenziato che gli anziani over 65 non si alimentano correttamente e la malnutrizione può essere pericolosa quanto l’obesità: complicazioni e infezioni aumentano di tre volte. Si registra spesso uno scarso apporto di proteine per problemi di masticazione e per difficoltà economiche. Gli esperti hanno calcolato che anche solo una diminuzione del 10% del prezzo dei vegetali freschi ridurrebbe le morti per malattie cardiovascolari dell’1,2% in 5 anni e del 2% nei successivi cinque, con una diminuzione del 2,6% del numero di infarti. In numeri assoluti si tratta di evitare 515mila morti per malattie cardiache. Con enormi risparmio per i servizi sanitari.

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