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La corona di spine della Sanità

La responsabilità dei medici è una autentica corona di spine della Sanità. Un problema che fa discutere da anni, traboccante di questioni etiche, giurisprudenziali e di oneri per lo Stato. Fino a che punto il medico (con le relative scelte cliniche) è responsabile nei confronti del paziente? Fino a che punto il paziente ha il giusto diritto di rivalersi contro il proprio medico? L’attuale Parlamento (foto: a sinistra l’on. Gelli, a destra il dott. Iseni) sta cercando di dare una risposta normativa a queste ed altre questioni, cercando di delimitare e regolamentare la responsabilità professionale dei medici e il rischio clinico connesso alla loro attività. Relatore e “padre” della riforma normativa è l’Onorevole Federico Gelli, deputato membro della commissione Affari Sociali della Camera. La Fondazione Iseni lo ha invitato ad una tavola rotonda che si svolgerà giovedì 13 ottobre all’Hotel Regina Palace di Stresa, durante la quale molti interrogativi troveranno risposta.

Negli ultimi anni, il fenomeno della richiesta di risarcimenti nei confronti dei medici è esploso. Ma non sempre è colpa di un cattivo comportamento da parte dei sanitari. Oramai c’è chi lucra e avvia procedimenti con richieste di risarcimento, anche quando il medico ha agito correttamente. Per difendersi da questa ondata di richieste di risarcimento, i medici hanno messo in atto la cosiddetta medicina difensiva, cioè una “best” practice che abbonda con gli esami e gli accertamenti diagnostici al fine di tutelare la propria attività contro azioni giudiziarie. Ebbene, la medicina difensiva è arrivata a costare oltre dieci miliardi di euro all’anno solo in Italia: dieci miliardi di euro per esami e di prestazioni sanitarie in eccesso che i medici sono costretti – loro malgrado – a prescrivere per tutelarsi dalle potenziali azioni legali dei propri pazienti che ritengono di essere stati danneggiati a seguito delle cure. Una cifra mostruosa se pensiamo che è pari a un decimo dell’intera spesa sanitaria nazionale. E far causa al proprio medico è diventata quasi una prassi, con tanto di studi legali specializzati.

L’onorevole Gelli illustrerà la riforma che il Parlamento ha messo a punto per rimettere a posto le cose, anche perché altrimenti rischierebbe di far “saltare il banco” dello stesso sistema sanitario nazionale. La novità è che il medico che per imperizia cagiona lesioni o morte del paziente risponde solo per la colpa grave: in pratica, viene garantita la medico la serenità di intervenire secondo coscienza e responsabilità, senza la continua minaccia di una ritorsione legale del paziente che si sente danneggiato. Nei casi in cui il medico provoca lesioni per negligenza, o peggio con volontà, l’azione contro di lui continuerà ad essere inevitabile, ma nei casi in cui opererà con coscienza professionale e dunque con perizia non sarà perseguibile. In sostanza, sarà perseguito solo se le lesioni e i danni sono stati provocati per colpa grave a lui imputabile.

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