Home » Editoriali » Germania, sette giorni di sangue

Germania, sette giorni di sangue

Sette giorni di sangue in Germania e non tutti nel nome dello Stato Islamico. Lunedì 19 luglio un diciassettenne afghano ferisce quattro persone a colpi d’ascia su un treno regionale nei pressi di Würzburg, in Baviera. Il ragazzo era un islamista radicale e viene ucciso dalla polizia. Venerdì 22 a Monaco, nel capoluogo della stessa regione, un tedesco-iraniano compie una strage sul modello di Anders Breivik (Utoya, 2011) e soprattutto Tim Kretschmer (Winnenden, 2009). Il diciottenne David Ali Sonboly, depresso e con gravi problemi psichici, prepara con cura un attentato e uccide 9 innocenti, poi si suicida. A Reutlingen, in Baden Württenberg,  un profugo ventunenne siriano massacra domenica 24 luglio con un machete una donna polacca di quarantacinque anni e ferisce altre due persone. Ad Ansbach, sempre in Baviera e sempre domenica 24, il kamikaze Mohammed Delel, scappato dalla Siria e da due anni in Germania, si fa esplodere all’entrata di un festival ferendo dodici persone. Era in cura psichiatrica ma aveva giurato fedeltà allo Stato Islamico e ha preferito saltare in aria piuttosto che essere espulso dal Paese in cui ha cercato asilo e che voleva invece spedirlo in Bulgaria.

Commenta Fabrizio Iseni, presidente della Fondazione, giurista ed esperto di diritto internazionale:

Avendo avuto la fortuna – e anche il piacere – di collaborare attivamente con alte cariche ecclesiastiche, molte persone che mi hanno conosciuto il tali contesti istituzionali mi hanno chiesto cosa ne penso, in qualità di esperto di diritto e di affari internazionali, di tutti gli attentati terroristici di questi giorni. Al di là delle parole di circostanza e di condanna, rispondo da laico e affermo che bisogna tenere ben distinti i preziosi e sani valori di una religione, quella musulmana – valori che pervadono il cuore di un miliardo e 300 milioni di persone nel mondo (tanti sono i musulmani) – dal folle istinto criminale di una minoranza che, nel nome di una religione, compiono atti contrari alla religione stessa. Non è la prima volta che accade nella storia e anche nel nome di altre religioni sono state compiute azioni atroci nei secoli passati. Il punto è proprio questo: l’utilizzo strumentale della religione come scudo ideologico per fare del male a persone innocenti. Io credo che i terroristi che hanno compiuto azioni atroci in questi giorni siano assai lontani da qualsiasi Dio. Fanatismo e integralismo non hanno nulla in comune con qualsiasi religione che parla di amore e di fratellanza.

Comments are closed.